Ci sono strade che non sono soltanto percorsi da attraversare, ma pagine di storia da rileggere curva dopo curva. Per la Targa Florio Classica sono quelle delle Madonie, dove domani, sabato 17 ottobre, le vetture storiche torneranno a evocare le imprese che hanno reso celebre nel mondo la corsa ideata da Vincenzo Florio.
La manifestazione, appuntamento conclusivo del Campionato Italiano Grandi Eventi organizzato dall’Automobile Club d’Italia insieme all’Automobile Club Palermo, affiancato dal Ferrari Tribute to Targa Florio, ritrova così il territorio che rappresenta il cuore della sua identità. Un ritorno alle origini per una rievocazione che unisce la competizione di regolarità al fascino delle auto d’epoca, valorizzando al tempo stesso il patrimonio paesaggistico, culturale e turistico della Sicilia.
La prima giornata ha accompagnato gli equipaggi alla scoperta della Sicilia occidentale, tra le saline del Trapanese, le storiche Cantine Florio di Marsala e i siti archeologici di Selinunte e Segesta. Proprio davanti al tempio di Segesta si sono ritrovati per una fotografia i vertici dell’ACI e i presidenti degli Automobile Club dei Paesi fondatori della FIA, ospiti del presidente Geronimo La Russa. Un momento dal forte valore simbolico, che ha affiancato alla dimensione sportiva quella internazionale della manifestazione.
Sulle Madonie, dove la Targa è diventata leggenda
La partenza di sabato è fissata alle 8.30 dal Molo Trapezoidale del Marina Yachting di Palermo. Da qui gli equipaggi raggiungeranno Campofelice di Roccella, dove è prevista la prima prova cronometrata, per poi attraversare alcuni dei luoghi più rappresentativi della storia della Targa Florio.
Il percorso toccherà Collesano, uno dei centri maggiormente legati alla memoria della corsa, quindi Castellana Sicula, dove i partecipanti saranno accolti con una degustazione di dolci tipici. La carovana proseguirà attraverso le Petralie e raggiungerà Geraci Siculo, borgo madonita situato a oltre mille metri di altitudine, prima di scendere verso Castelbuono e raggiungere Pollina, affacciata sul Tirreno.
Al Mangia’s Pollina Resort è prevista la pausa pranzo, prima della ripresa del percorso verso Palermo.
È un itinerario che restituisce centralità al Grande Circuito delle Madonie, teatro di sfide che hanno contribuito a costruire la reputazione internazionale della Targa Florio. Su queste strade, curve, dislivelli e carreggiate impegnative hanno messo alla prova generazioni di piloti, chiamati a trovare il giusto equilibrio tra velocità, affidabilità meccanica e capacità di interpretare un tracciato tanto affascinante quanto selettivo.
Oggi, nella rievocazione storica, la sfida assume i contorni della regolarità: precisione, concentrazione e sensibilità dell’equipaggio diventano determinanti. Ma lo scenario resta quello di sempre, con il paesaggio madonita a fare da cornice a un patrimonio sportivo che continua a parlare agli appassionati di ogni generazione.
Una storia che appartiene anche ai territori
Il legame tra la Targa Florio e le Madonie va oltre la competizione. La corsa è entrata nella memoria delle comunità, nei racconti delle famiglie, nei ricordi di chi ha assistito alle gare e nell’identità dei borghi attraversati dalle vetture.
Il ritorno delle auto storiche rinnova questo rapporto, riportando sulle strade un patrimonio che appartiene non soltanto agli appassionati di automobilismo, ma all’intera Sicilia. Ogni passaggio diventa un’occasione per riscoprire luoghi, tradizioni e storie, in un dialogo tra passato e presente che conferma il valore della manifestazione anche sul piano turistico.
Era questa, in fondo, una delle intuizioni più lungimiranti di Vincenzo Florio: fare della competizione automobilistica uno strumento capace di proiettare la Sicilia sulla scena internazionale, richiamando piloti, costruttori e pubblico e trasformando il territorio in un protagonista dell’evento.
La Targa Florio Classica raccoglie oggi quell’eredità attraverso un format che valorizza le vetture storiche, la precisione di guida e la conoscenza del percorso, senza rinunciare alla scoperta delle eccellenze culturali ed enogastronomiche dell’isola.
La sfida della regolarità: Moceri e Campilongo subito protagonisti
Accanto al fascino del percorso, la manifestazione propone un confronto agonistico che coinvolge alcuni tra i più apprezzati specialisti italiani della regolarità.
Le prime indicazioni premiano Giovanni Moceri e Antonio Marco Campilongo, al volante della Lancia Ardea del Classic Team. Alle loro spalle si mettono in evidenza Francesco e Giuseppe Di Pietra, padre e figlio, su Fiat 508 C della Franciacorta Motori, seguiti da Massimo Zanasi e Corrado Corneliani, anch’essi su Fiat 508 del Classic Team.
Tra gli equipaggi da seguire figurano anche Gianmario Fontanella e Giovanni Scarabelli, su Fiat 514 Sport, e Alberto Aliverti con Francesco Polini, al volante di un’Aston Martin 1.5 Le Mans.
Una competizione nella quale anche pochi centesimi di secondo possono fare la differenza e che richiede affiatamento, costanza e una notevole capacità di mantenere il ritmo imposto dalle prove.
Il Ferrari Tribute porta in strada il fascino del Cavallino
Ad arricchire il programma c’è il Ferrari Tribute to Targa Florio, che affianca alla rievocazione delle vetture storiche il fascino delle sportive di Maranello.
Tra gli equipaggi che si sono messi in evidenza nelle prime prove figurano Celestino e Oreste Sangiovanni, su Ferrari 12Cilindri Spider, e Giantonio e Marco Gasparini, su Ferrari 296 GTS.
Due interpretazioni differenti del mondo Ferrari, unite dal richiamo a una delle competizioni più iconiche dell’automobilismo. Il Tribute contribuisce così a rendere ancora più articolato il panorama della manifestazione, mettendo in dialogo l’eredità delle auto da collezione con le prestazioni e la tecnologia delle sportive contemporanee.
Con il ritorno sulle Madonie, la Targa Florio Classica si prepara dunque a vivere uno dei momenti più significativi del suo programma. Non soltanto una nuova tappa del Campionato Italiano Grandi Eventi, ma un viaggio nei luoghi in cui la storia dell’automobile si è intrecciata con quella della Sicilia, lasciando un segno ancora vivo nella memoria collettiva.












