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Ford Escort RS Cosworth: al volante della “macchina del tempo” che ci riporta agli anni ’90

Ci sono automobili che si guidano. E poi ce ne sono alcune che, appena giri la chiave, ti riportano indietro nel tempo.

Per me è successo ieri mattina, al volante di una Ford Escort RS Cosworth.

Non è stata semplicemente una prova su strada. È stato un viaggio indietro di oltre trent’anni, quando i rally erano fatti di Gruppo A, turbo, quattro ruote motrici e auto stradali che sembravano uscite direttamente da una prova speciale.

Giri la chiave e il 2.0 turbo 16 valvole prende vita con un borbottio cupo e cattivo. Anche al minimo lascia intuire che sotto quel cofano non c’è un motore qualunque. Poi acceleri e capisci immediatamente perché, ancora oggi, questa Ford sia considerata una delle icone assolute degli anni Novanta.

Ma prima di raccontarvi come va, devo raccontarvi perché per me questa Escort significa qualcosa di più.

Il ricordo 

Ero ragazzino quando, vicino casa, in una concessionaria, ne vidi una.

Era bianca.

Non l’ho mai dimenticata.

Ogni volta che passavamo davanti a quella concessionaria dicevo a mio padre: «Papà, fermati un attimo».

Scendevo dalla macchina e rimanevo lì, a guardarla per minuti interi.

Quella carrozzeria larga, i passaruota muscolosi, le forme squadrate e soprattutto quella doppia ala posteriore gigantesca, che faceva sembrare la Escort un aereo da caccia parcheggiato in mezzo alle utilitarie dell’epoca.

Per un bambino appassionato di motori era qualcosa di incredibile.

Non potevo saperlo allora, ma quella macchina sarebbe rimasta nella mia memoria per sempre.

E ieri, finalmente, quel bambino è salito al volante.

Nata per sfidare la regina: la Delta Integrale

La Ford Escort RS Cosworth arrivò nel 1992 con un obiettivo ambizioso: portare Ford ai vertici del Mondiale Rally e sfidare la dominatrice assoluta di quegli anni, la Lancia Delta Integrale.

Era un periodo irripetibile per il motorsport.

Le vetture da rally non erano semplicemente auto da competizione: erano macchine estreme che trovavano una versione stradale per poter essere omologate e scendere in gara.

La Escort Cosworth nasce esattamente da questa filosofia.

Motore turbo, trazione integrale, carrozzeria allargata e quell’enorme alettone posteriore che sarebbe diventato uno dei suoi segni distintivi.

Un’auto pensata per correre, ma che Ford aveva dovuto rendere utilizzabile anche sulle strade di tutti i giorni.

Ed è proprio questo il suo fascino.

Al volante: la velocità arriva immediata

La prima impressione è già particolare.

Il quattro cilindri turbo ha una voce che non cerca di essere educata. Al minimo borbotta, vibra, respira. È un suono meccanico, autentico, lontanissimo da quello filtrato e addomesticato di molte sportive moderne.

Poi affondi l’acceleratore.

E la Escort cambia carattere.

Il 2.0 turbo da 227 CV spinge con decisione e, soprattutto, lo fa con quella sensazione di brutalità che appartiene alle sportive di un’altra epoca.

La coppia arriva in maniera corposa e la spinta continua mentre il motore sale di giri.

Ad ogni cambiata arriva il sibilo della pop-off. Al rilascio, invece, lo scarico regala scoppiettii secchi e botti che sembrano piccoli colpi di pistola.

Sono rumori che oggi fanno sorridere, ma che raccontano perfettamente un’epoca in cui le automobili sportive non avevano bisogno di simulare emozioni: le producevano davvero.

E poi c’è lei, la trazione integrale.

Apri il gas e la Escort sembra aggrapparsi all’asfalto. La sensazione di sicurezza è immediata e, quando la strada comincia a curvare, capisci che tutto quel lavoro sull’assetto e sulla trasmissione non è lì per fare scena.

L’alettone posteriore, poi, non è soltanto un elemento estetico diventato iconico. È parte della personalità aerodinamica della vettura e contribuisce a dare stabilità al posteriore alle velocità più elevate.

Ma la cosa più sorprendente è un’altra.

Non sembra di guidare un’auto di oltre trent’anni fa.

Sembra di guidare una macchina che è stata progettata attorno a un’unica idea: andare forte.

La Cosworth che ho guidato

L’esemplare protagonista di questa prova è una Escort RS Cosworth del 1994, una delle ultime versioni T35 catalitiche, nella rara colorazione Ash Black e in allestimento Luxory, particolarmente completo e rifinito.

Ed è proprio la configurazione meccanica a renderla ancora più interessante.

La T35 utilizza il turbo più grande rispetto alla successiva T25. Nel 1995 Ford introdusse infatti la T25, caratterizzata da un turbocompressore più piccolo e da una diversa gestione elettronica, con l’obiettivo di rendere l’erogazione più pronta ai bassi regimi.

La T35, invece, conserva un carattere più cattivo e una maggiore capacità di allungo.

Ed è anche per questo che continua a essere particolarmente apprezzata dagli appassionati più legati alla filosofia originale della Cosworth.

Il motore è un 2.0 quattro cilindri turbo 16V da 227 CV, con un rapporto tra alesaggio e corsa particolarmente favorevole alla capacità di respirare agli alti regimi.

Ma quello che colpisce alla guida è soprattutto la coppia disponibile già ai bassi e medi regimi: premi l’acceleratore e la risposta è vigorosa, con quella spinta che diventa parte integrante dell’esperienza.

Dentro è ancora anni ’90

L’abitacolo è un altro viaggio nel tempo.

Ci sono i sedili Recaro originali, sportivi ma sorprendentemente confortevoli, e davanti al guidatore una strumentazione che oggi sembra quasi appartenere a un altro mondo.

E poi al centro della plancia ci sono il manometro della pressione del turbo, la pressione dell’olio e il voltmetro della batteria. Strumenti tipici della auto sportive di quegli anni che oggi sono totalmente spariti.

Piccoli dettagli, forse, ma capaci di raccontare un’epoca.

Oggi siamo abituati a display digitali, modalità di guida, configurazioni elettroniche e una quantità enorme di informazioni.

Qui basta guardare un ago che sale.

E capire che il turbo sta entrando in pressione.

Un pezzo di storia su quattro ruote

La Escort RS Cosworth è stata prodotta complessivamente in 7.145 esemplari, e trovare oggi un esemplare sano, originale e conservato in condizioni eccellenti non è affatto semplice.

Molte hanno avuto una vita agonistica, altre sono state modificate, elaborate o semplicemente utilizzate per anni senza particolari attenzioni.

Per questo una Cosworth originale e ben conservata ha oggi un valore che va ben oltre quello di una semplice automobile sportiva degli anni Novanta.

È un pezzo di storia.

È il ricordo di un periodo in cui le auto da rally erano diventate icone anche per chi non aveva mai messo piede su una prova speciale.

Il sogno di quel ragazzino

Quando ho spento il motore sono rimasto per qualche secondo in silenzio.

Ho ripensato a quel bambino che, passando davanti a una concessionaria, chiedeva al padre di fermarsi per poter guardare una Escort Cosworth bianca.

Allora potevo soltanto osservarla.

Ieri l’ho guidata.

E forse è proprio questo il bello delle automobili: alcune riescono a rimanere dentro di noi per decenni, aspettando semplicemente il momento giusto per riportarci indietro.

La Ford Escort RS Cosworth non è soltanto una sportiva degli anni Novanta.

È una macchina del tempo.

E per me ha funzionato perfettamente.

 

Carlo Antonio Rallo

info@motoriedintorni.com

 

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